Christian Poccia

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Luglio: 2017
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I migliori vent’anni del clubbing italiano

Christian PocciaChristian Poccia

Il Seven Up di Formia soprattutto, che fu una rivoluzione. I sabati pomeriggio al Piper, le musicassette di Dj Mozart registrate alla Baia degli Angeli di Rimini, Marco Trani, l’house, Maurizio Baiocchi, i Talk Talk, le notti a neppure vent’anni, la Golden Era dell’Hip Hop, Giancarlino, Fabrizio Capo e Jamiroquai remixato da David Morales. I vinili.

Le rivelazioni.

I ricordi di Claudio Coccoluto, Max Scoppetta e Lady Coco di quando erano ragazzi, non ancora o da poco dj, non ancora protagonisti della nightlife italiana e romana, appartengono a stagioni e decenni diversi – ma insieme, raccolti singolarmente e poi intrecciati, sono una ricostruzione fedele proprio perché intima, dei migliori vent’anni del clubbing italiano: gli Ottanta e i Novanta.

Claudio Coccoluto

Claudio Coccoluto fotografato da M.C. D’Onofrio

Alle origini con Claudio Coccoluto

Coccoluto, che è nato a Gaeta, ha mosso i primi passi nel mondo della notte nei locali del basso Lazio: «Avevo quindici, sedici anni alla fine dei Settanta, e i club erano prevalentemente balere e dancing attive soprattutto d’estate: lo Snoopy a Formia, il Number One a Sperlonga e il Giona verso Fondi. Ballavamo le hit radiofoniche di allora, ci accontentavamo insomma. Poi nel febbraio del 1980 a Formia aprì il Seven Up, che cambiò l’idea stessa di locale notturno: una struttura immensa per gli standard di quel periodo che ospitava ogni sera una media di tremila persone. Ci venivano in pellegrinaggio dalla Calabria, dall’Umbria, dalla Campania. Aveva scenografie enormi, uno spettacolo laser che in Italia non aveva eguali, addirittura una pista di pattinaggio. Era uno dei migliori locali d’Europa». E gli cambiò la vita. «All’epoca lavoravo a Radio Luna, ascoltavo rock e da buon rockettaro la musica dance mi faceva schifo, ma il proprietario della radio gestiva anche il Seven Up e mi obbligò a suonarci. Allora mi feci spedire le cassette di Dj Mozart (Claudio Rispoli, ndr) registrate alla Baia degli Angeli di Rimini, oggi Baia Imperiale, ed ebbi un’illuminazione. Debuttai come dj al Seven Up» e il resto è storia.

I Talk Talk, band simbolo della New Wave inglese degli anni Ottanta

I Talk Talk, band simbolo della New Wave inglese degli anni Ottanta

Di quegli anni ricorda un episodio, legato a un campionatore «che costava come una Volvo» e con il quale, nel 1984, realizzò un remix che capitò nelle mani del gruppo new wave inglese Talk Talk: «Qualche settimana dopo mi arrivò una lettera in cui mi chiedevano il remix di un loro pezzo. Toccai il cielo con un dito». La new wave britannica ballabile con contenuto tecnologico era una delle passioni musicali di Coccoluto.

Poi venne l’House, «una rottura dal punto di vista culturale». E Marco Trani, scomparso nel 2013, ne fu il profeta: «Lui era il sole e noi i pianeti che gli giravano intorno».

Max Scoppetta: al Piper dal dancefloor alla console

Trani ebbe un ruolo decisivo anche nella carriera di Max Scoppetta, oggi uno dei riferimenti della scena underground romana: «Lo ascoltai per la prima volta a 18 anni, al Pascià di Riccione. Finita la serata ero diviso in due: tanta bravura mi annichiliva quasi al punto da voler smettere di suonare e insieme mi galvanizzava».

il dj max scoppetta

Max Scoppetta ha iniziato al Piper di Roma

Il mentore di Scoppetta però è stato un altro: «Maurizio Baiocchi. A 15 anni, il sabato pomeriggio al Piper – era la metà dei Novanta – ero praticamente incastrato dietro di lui. I miei amici ballavano o rincorrevano le ragazze, io invece restavo a guadare quali dischi metteva. Fu lui a ispirarmi. Cominciai a comprare i primi vinili e a suonare in piccole feste private. Entrai nel giro e a 20 anni debuttai alla console del Piper proprio al fianco di Baiocchi. Gli confessai che avevo passato ore a osservarlo ma lui ovviamente non s’era mai accorto di me». Erano gli anni dei pezzi pop remixati su base house: «Conobbi Jamiroquai grazie al remix di Space Cowboy realizzato da David Morales nel 1995» ricorda Scoppetta.

https://youtu.be/4qn4m0nxmyk

Lady Coco e la scena romana

Ed erano gli stessi anni in cui la diciottenne Lady Coco cominciava la sua personale avventura della notte: «Nel 1994 l’Hip Hop stava attraversando quella che poi sarebbe stata definita The Golden Era» racconta la dj e produttrice italiana. «Roma con il suo calore e la naturale propensione ad accogliere offriva uno scenario molto variegato per gli appassionati di musica Black. E non solo per l’Hip Hop e R&B americano. In quel momento nascevano in Inghilterra il trip Hop, il drum&base l’Acid Jazz e la Jungle. Dall’Harlem, creato da Serge Itela, attraverso il Black Planet – il mio locale preferito di sempre, il mio primo amore che non si scorda mai – in collaborazione con Radio Centro Suono fino alle indimenticabili Jam Rap romane. Lì mi muovevo, ascoltavo e intanto iniziavo a comprare i miei vinili. Mi piaceva nascondermi e ballare» apprezzando «dj, amici e maestri come Ice One, Luciana Biondi, Riccardo Petitti, Sidi, Fabrizio Capo e Giancarlino».

dj lady coco

Lady Coco

Erano gli anni in cui nei club «si sommavano storie e persone» spiega Claudio Coccoluto, «e le interazioni fisiche costituivano la prima forma di conoscenza. Da allora è cambiato il mondo. Sono cambiati i ventenni. La vera spallata l’hanno data i social network, che si sono sostituiti al linguaggio del corpo. Oggi in discoteca non ci si va per ballare o vivere lo show, ma per taggarsi, per farsi i selfie e per dire agli amici  virtuali “Ehi io sono qui”».

Christian Poccia

Articolo pubblicato sul numero 16 di GINO MAGAZINE nel novembre 2016