Christian Poccia

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L’educazione sessuale di Renaud Camus

Christian PocciaChristian Poccia

Le bocche incorniciate dai folti baffi. Le cosce dure e i torsi muscolosi. I sentieri pelosi su corpi imperfetti descritti come mappe di un viaggio. I maschi accalcati al Manhattan, che è un bar in boulevard Saint Germain, a Parigi.

Parigi quando è buio. Milano quando è buio.

I sessi, quelli grossi e quelli no; gli avambracci, quelli grossi e basta.

Una moltitudine di stanze. E una sola mansarda arrampicata al settimo piano. Le amicizie. Gli abbordaggi. Le natiche.

Parigi quando è giorno. La spiaggia di San Francisco quando è giorno.

gay pride nel 1970

Un Gay Pride nel 1970

Parla di questo – anche di questo – Tricks. Che non è un romanzo ma un diario in cui lo scrittore francese Renaud Camus ha narrato sei mesi di incontri sessuali.

Trick” è l’incontro che accade una volta sola: più di un adescamento, meno di un amore.— Roland Barthes, nella prefazione di Tricks

Era il 1978 quando apparve la prima edizione del libro e «da allora è cambiato tutto» racconta dalla Francia Renaud Camus. «L’avvento dell’Aids ha rivoluzionato questo tipo di relazioni. E io mi ritrovo dispiaciuto per la libertà assoluta scomparsa, la sessualità totale del tempo e ancor più, forse, dello spazio, del fatto che non esistesse soluzione di continuità tra il desiderio, l’amore e il piacere da una parte, e la strada, i giardini e le città dall’altra».

la cover di Tricks

La prima edizione di Tricks è del 1978

«Si arrivava» in un posto «senza conoscere neppure la lingua e ci si poteva ritrovare tranquillamente al mattino fra braccia sconosciute al centro di una stanza stranamente familiare». In quegli anni, quegli incontri, possedevano «una ripida immediatezza» e un «collegamento stretto con la geografia e lo spazio sensibile»; «avevano molto poco della finzione» e «facevano confondere per un momento la realtà con i sogni».

«I nostri rapporti sessuali» – le migliaia di ore sacrificate a inseguire piaceri che somigliano a esauribili amori, amori sull’uscio, un poco cominciati e un poco no, come ai primi respiri – «potevano essere precipitosi, quasi farseschi» e non per questo «meno sentimentali, affettuosi, carichi di benevolenza». «Eravamo pieni di riconoscenza per coloro che ci facevano il meraviglioso dono del piacere».

A quelle avventure, rivela Camus, «devo il mio migliore amico, il pittore e scrittore Jean-Paul Marcheschi. Ma anche le ombre dei giardini, anche le figure più passeggere, anche i mai più rivisti hanno lasciato un sentimento d’esser stato là, d’aver abitato le città, d’essere entrato nelle camere da letto, d’aver abitato la terra».

Percorrere le pagine di Tricks è come visitare un mucchio di luoghi e case e bar e anfratti, e sempre intimi, persino quando sono affollati; significa guardare facce il più delle volte indimenticabili, belle raramente, e annusare corpi e toccarli e avventurarsi in desideri che si somigliano e sono eternamente uguali, daccapo ogni notte: rinnovati, desideri che non conoscono sazietà; significa provare una fame di uomini.

«A quell’epoca le T-shirt americane proclamavano: “so many men, so little time”, “così tanti uomini, così poco tempo”. Ecco: i ragazzi erano come libri, racconti, erano come storie: avevamo la stessa bulimia del lettore di romanzi o di poesie».

E non c’era il tempo per innamorarsi, non se innamorarsi voleva dire promettersi a uno soltanto e per una vita. «Ti rendi conto d’aver amato qualcuno che sei già lontano nello spazio e nel tempo, sulla scala che si scende al mattino o trent’anni più tardi, ritrovando una vecchia fotografia in un cassetto», spiega Renaud Camus, e forse non è rimpianto questo che s’annida fra le sue parole, somiglia più a una nostalgia: di un tempo finito, di molti amanti perduti.

gay pride

«Ho l’impressione che oggi i rapporti siano più asciutti, sospetti, più staccati dalla vita sociale, dalle amicizie, dai viaggi, dai modi di abitare lo spazio. Mi sembra ci sia assai meno erotismo, che i patti sessuali passino più per internet e meno per le strade. Ma ho sessantacinque anni», si lascia poi andare Camus, «e può darsi che sia soprattutto io ad essere cambiato. Può darsi che le case, le camere, i giardini e le città siano accoglienti anche oggi per i diavoli innamorati di venti o trent’anni».

Che ricorderanno un giorno d’avere amato: pure soltanto per un paio d’ore, un mercoledì che non ebbe notte; pure senza sapere, e a chi importa, il nome di quello che hanno amato. 

Christian Poccia

Articolo pubblicato su Cinque Giorni Quotidiano il 10 marzo 2012