Christian Poccia

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André Aciman racconta l’amore immortale di Chiamami col tuo nome

Christian PocciaChristian Poccia

Immortale.

Ferito, scacciato, accolto finalmente accolto, rinnegato, di nuovo scacciato, insultato, ignorato.

Dimenticato forse, ma no: mai dimenticato; ricordato allora.

Rimpianto, sognato, rincorso come si rincorre il passato quando è troppo tardi: inutilmente.

Desiderato.

Lontano, lontano. Segregato in un tempo che non appartiene più ai vivi, abbandonato a un tempo dove sopravvive cupa soltanto la memoria.

Ancora rimpianto.

Eppure immortale.

L’amore, mai nominato, tra Elio e Oliver che percorre le pagine di André Aciman, è una prova di eternità:

Sei l’unica persona a cui vorrei dire addio quando morirò – dice l’uno all’altro – perché solo allora questa cosa che chiamo vita avrà un senso. E se dovessi venire a sapere che sei morto, la mia vita così come la conosco e il me stesso che adesso sta parlando con te smetterebbero di esistere”.

L’amore non deve nutrirsi per forza di un’esistenza intera spesa insieme; sei settimane valgono intera un’esistenza da ricordare.

Chiamami col tuo nome (Guanda, 15,50 euro) è un romanzo intenso che percorre due strade, due vite che un giorno si sono incrociate e mai una volta per tutte separate.

Chiamami col tuo nome, di Andrè Aciman, è stato pubblicato nel 2007 da Guanda

Chiamami col tuo nome, di Andrè Aciman, è stato pubblicato nel 2007 da Guanda

André Aciman, acclamato autore newyorkese, l’ha ambientato in Italia, in un paesino di riviera. «Il mio primo amore è sbocciato in Italia, non avrei potuto ambientarlo altrove», racconta a Babilonia.

Lui era me molto più di quanto non lo fossi mai stato io”, dice Elio di Oliver, i due protagonisti del romanzo: ecco cosa significa amare qualcuno così intensamente da chiamarlo con il proprio nome.

«L’amore, credo, ha poco o nulla a che fare con la gentilezza, l’amicizia o lo stare bene insieme»  spiega da New York Aciman. «Ha piuttosto a che fare con il sogno di felicità da condividere con e attraverso qualcun altro. Chi ci ricorda che siamo destinati a quel sogno e che i nostri desideri sono realizzabili soltanto ogni volta che ci rivolgiamo a lui, qualcuno che ci conosce così bene che deve essere come noi, qualcuno che nutre lo stesso nostro sogno, che ha deciso – e chissà perché – di fidarsi di noi completamente. Ho sempre pensato che i nostri amori più grandi siano quelli che ci hanno fatto amare quelli che siamo. E’ noi stessi che amiamo attraverso qualcun altro. E questo non ha nulla a che fare con la vanità. Quando perdiamo una persona noi perdiamo la chiave che apre noi stessi. Ma quando ci fidiamo, diciamo: fai con me ciò che vuoi».

E se un amore finisce, non finisce per davvero. «Non dimentichiamo o smettiamo di amare mai chi abbiamo amato nella vita, né cambiamo o cresciamo molto in amore. Siamo più o meno quelli che eravamo quando avevamo sei anni. Tutti coloro che abbiamo conosciuto hanno lasciato traccia, anche quelli che abbiamo amato per una notte».

Oliver – pensa Elio, uno dei protagonisti, nel romanzo – era e sarebbe rimasto per sempre mio fratello, mio amico, mio padre, mio figlio, mio marito, il mio amante, me stesso”.

Bisogna restare aggrappati ai ricordi e alla nostalgia di un grande amore perduto? «Chiunque incontriamo – spiega Acriman – è qualcuno che siamo destinati a perdere in un modo o nell’altro. Dovremmo evitare di incontrarlo perché la sua perdita potrebbe essere dolorosa? Io non credo. La misura di una buona vita è vedere le brutture che abbiamo commesso e dire ancora: farei tutto di nuovo, se potessi».

Nel 2017, dieci anni dopo l'uscita del romanzo, Chiamami col tuo nome è diventato anche un film, diretto da Luca Guadagnino

Dieci anni dopo l’uscita del romanzo, Chiamami col tuo nome è diventato anche un film, diretto da Luca Guadagnino. Call me by your name uscirà negli Stati Uniti il 24 novembre 2017. Sotto, il trailer.

Anche quando, per ragioni che non possiamo spiegare, rinunciamo a colui che amiamo. «Lasciarlo andare libero è un atto di gentilezza e amicizia».

E un giorno, forse, ci si potrà rincontrare e amarsi proprio come allora, come se non ci fosse stata una vita in mezzo, l’uno senza l’altro. «Può darsi. L’amore non finisce».

Christian Poccia

Articolo pubblicato nel 2007 su Babilonia Magazine