Christian Poccia

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Renzo Rubino, che racconta le persone come suo nonno

Christian PocciaChristian Poccia

«Dedicato a mio nonno».

Pure se non lo dice.

il cantante renzo rubino

Di suo nonno Renzo Rubino dice invece che «era tappezziere,  e  prima  ancora  operaio  in  fabbrica, e si faceva un  mazzo così dalla mattina alla sera. Ma quando tornava a casa aveva il sorriso. Perché era innamorato della sua vita e di mia nonna. A me sembra giusto raccontare le persone come mio nonno».

Alla gente comune e alle loro piccole storie, l’artista pugliese riserva molto delle cose che scrive:

«Nelle mie canzoni trovano posto quelli che affrontano con dignità giornate spesso difficili, che sanno che la vita è  poesia ma soprattutto prosa, quotidianità». 

Lo scorso anno sul palco di Sanremo, dove era in gara fra le Nuove Proposte e dove s’è guadagnato il premio della  critica Mia  Martini, Rubino ha dato voce e musica, con Il Postino (amami uomo) (inserita poi nel suo secondo  album Poppins), al sentimento fra due uomini. 

Quest’anno all’Ariston ci riprova coi sentimenti,  portando – in  abbinata con Ora  Per sempre e poi basta, un brano su «una storia d’amore che finisce, sull’ultimo bacio prima della fine, sul mio primo vero amore che è finito».  Senza malinconia però.

«Gli  amori nascono senza un perché e non dovremmo stare a chiederci perché finiscono, soltanto accoglierli e ricordarli quando non ci sono sono più».

Appena un anno fa Rubino era un ragazzo che s’affacciava sulla scena  musicale, poi il successo ottenuto al Festival ha cambiato tutto. «Mi ha permesso di dedicarmi completamente a questo mestiere. Prima di allora per campare avevo fatto di tutto: cameriere,  pizzaiolo,  cantante  in  un  night  club. C’erano settimane in cui vivevo con 20 euro.  Ho rinunciato a molte cene decorose.  Ora  sono  più tranquillo:  mi sento un piccolissimo ingranaggio di quella enorme macchina che è lo show business».

S’ispira a Lucio Dalla, che «trasformava quel che faceva in bellezza». E a Domenico  Modugno: «Mi colpisce la sua  vitalità, il modo in cui affrontava il palcoscenico, ogni volta come fosse l’unica e l’ultima».

Christian Poccia

Articolo pubblicato su GINO MAGAZINE nel febbraio 2014