Christian Poccia

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Arturo Brachetti, il più grande trasformista al mondo

Christian PocciaChristian Poccia

«Ho imparato i primi giochi di prestigio in seminario. Il problema è che ero molto timido: riuscivo a esibirmi davanti ai miei compagni soltanto mascherandomi, travestendomi, indossando costumi. Mi dava coraggio. Ed è stata la mia fortuna».

Il trasformista Arturo Brachetti

Arturo Brachetti, trasformista, ha una galleria di oltre 350 personaggi

Oggi che di anni ne ha 58, Arturo Brachetti continua a travestirsi, anche 100 volte a sera, e ogni volta in una manciata di secondi, potendo contare su una galleria di 350 personaggi. E’ il più grande trasformista al mondo, il vero e unico erede del leggendario Leopoldo Fregoli (1867 – 1936), famoso ai quattro angoli del pianeta grazie ai suoi show, che hanno riempito centinaia di teatri.

«Per essere un buon trasformista bisogna saper vivere parecchie vite, cambiare anima. Che è poi il principio dell’essere un buon attore» spiega Brachetti. «Certo, io questo gioco lo estremizzo portando in scena ogni sera una girandola di personaggi. E io sono in parte ognuno di loro: un po’ giovane, un po’ vecchio, per esempio; un po’ uomo e un po’ donna».

Chi è Arturo Brachetti
Arturo Brachetti (Torino, 1957) è il più grande trasformista al mondo. Attore, illusionista, regista e direttore artistico, ha una galleria di oltre 350 personaggi, di cui 100 interpretati in una sola serata. In scena porta la sua vasta esperienza artistica: quick change illusionismo, sand art, mimo, ombre cinesi. Si esibito ai quattro angoli del pianeta. Nel 2000 la Francia gli assegna il premio Molière (il corrispondente francese del Tony Award) come miglior attore teatrale: «La serata più toccante della mia carriera».

Il suo vero segreto, dice, è di non esser mai guarito dalla sindrome di Peter Pan: «La porto in scena e il pubblico si immedesima. Ma più che un ritorno all’infanzia come molti scrivono, è un ritorno all’adolescenza, a una dimensione scanzonata». I suoi moltissimi personaggi non sono predefiniti: «Mi faccio guidare dalla storia che racconto, l’ho sempre fatto».

Per essere un buon trasformista bisogna saper vivere parecchie vite, cambiare anima.— Arturo Brachetti

Come in Brachetti che sorpresa!, show che sarà in tour dal 20 febbraio (Carpi) al 29 aprile (Pescara) e che approderà nei teatri di gran parte della penisola (a Roma sarà al Sistina dal 10 al 26 aprile). Sul palco Arturo sarà affiancato da altri quattro artisti: il giovane prodigio della magia Luca Bono, l’esilarante e stralunato duo formato da Luca & Tino e l’illusionista comico Francesco Scimemi.  Lo showman si troverà in un grande deposito bagagli pieno di valigie, casse e bauli provenienti da tutto il mondo. Un patrimonio di storie raccolte nei lunghi viaggi di personaggi curiosi cui Brachetti darà vita attraverso aspirazioni, fantasie e illusioni.

i personaggi di Arturo Brachetti

«Mi sento cittadino del mondo (parla correntemente tre lingue, ndr) e ne sono felice» racconto Arturo. «Mi considero uno zingaro di lusso. Giro il mondo per lavoro confrontandomi con la gente che ci vive e scoprendone segreti e peculiarità».

Cosmopolita lo è stato sin dalle origini: la sua carriera cominciò all’estero, a Parigi, nel 1978, dove divenne presto l’attrazione di punta del Paradis Latin.

Di quei giorni e di quella città «che ormai non esiste più per come l’ho conosciuta io», Brachetti conserva un ricordo vivido:

«Le notti parigine di quegli anni non finivano mai, c’era sempre una festa dove andare, personaggi stravaganti da incontrare e almeno trenta posti dove poter mangiare fino al mattino. Le notti erano scommesse, non potevi sapere cosa sarebbe accaduto: potevi capitare in un bar e scoprire che c’era Liza Minelli, che all’improvviso si metteva a cantare. Era un ambiente meno accessibile, sicuramente più fuori di testa. Tutti scopavano con tutti. C’era un dialogo fra i corpi e non soltanto di natura sessuale; c’erano connessioni, scambi professionali, un’anarchia tollerata. Alla fine dei miei spettacoli uscivo spesso senza neppure cambiarmi, truccato di bianco magari e con i capelli blu. Alle volte in sette otto ci ficcavamo nella mia Citroen Traction Avant del ’57 e andavamo a toccare gli elefanti oppure ai giardini di Versailles a guadare l’alba».

Christian Poccia

Articolo pubblicato sul numero 12 di GINO MAGAZINE nel febbraio 2015