Christian Poccia

Christian Poccia


Luglio: 2017
L M M G V S D
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

Categorie


L’Egitto di Palazzo Yacoubian

Christian PocciaChristian Poccia

Se pensavate di conoscere l’Egitto, non avete ancora letto Palazzo Yacoubian (edito in Italia da Feltrinelli), romanzo best seller nel mondo arabo (solo il Corano ha venduto di più) firmato da Ala Al Alaswany, scrittore, dentista e militante politico, ma soprattutto uomo dalla voce cavernosa e dal raro coraggio. E se non l’avete ancora letto, questo romanzo bello e difficile, fatelo: ne uscirete con le idee a pezzi.

Ala Al Aswani autore di Palazzo Yacoubian

Ala Al Aswani è dentista e scrittore best seller

L’Egitto raccontato da Al Alaswany ha facce e forme sempre diverse, quasi fosse un puzzle riuscito male dove i tasselli non combaciano tra di loro. Rassomiglia, il paese visto da dentro Palazzo Yacoubian, a un arlecchino ubriaco, furbo e spesso triste.

Il nostro colloquio telefonico con l’autore doveva partire esattamente da questo vestito dai cento colori.

Signor Al Alaswany, in Palazzo Yacoubian sono raccontate storie di personaggi e stili di vita diversi tra loro. Quali di questi rispecchiano in misura maggiore l’Egitto?

Ognuno di questi. La società egiziana è estremamente composita. Le diversità sono molto forti, non solo nelle condizioni sociali ma anche negli aspetti culturali. Questo ovviamente influenza tutto il paese che a volte risulta schizofrenico. Ogni egiziano è un mondo a sé.

La cultura araba è molto aperta nei confronti della sessualità. La nostra letteratura, come nella nostra poesia, c’è una rappresentazione molto intensa e avvincente del sesso— Al Ala Aswani

Chi sono i vincitori e i vinti del suo romanzo?

Ognuno di loro è vincitore e vinto al tempo stesso. Nella vita non esistono zone bianche e zone nere, si cammina avanti lungo le sfumature; a volte si vince e a volte si perde. E in letteratura, che è un’imitazione della vita, accade lo stesso. I personaggi del mio libro, in qualche modo, vincono e perdono.   

Il romanzo parla di una classe politica corrotta e inquinata. Sembra essere lo specchio dell’attualità egiziana. E’ d’accordo?

Assolutamente sì.

Come definirebbe la situazione politico-sociale del suo Paese?

In Egitto stiamo combattendo duramente per una società davvero democratica. Se ne avverte un reale bisogno. D’altra parte abbiamo alle spalle una tradizione democratica da cui non si può prescindere. La strada è difficile, ma credo che ci siamo vicini. La coscienza sociale sta crescendo e così molte organizzazioni che si battono per la democrazia.

Come spiega l’ipocrisia che governa i costumi sessuali e la morale religiosa in Egitto e in generale nei Paesi arabi?  Lo stesso Hagg Azzam, uno dei protagonisti del suo romanzo, è un esempio di devozione religiosa ipocrita e al tempo stesso di immoralità.

L’idea in sè di religione, qualsiasi essa sia, è una cosa positiva. Purtroppo l’interpretazione che ne danno gli uomini nel corso della storia la distorce e inquina. Ed è quello che è successo anche in Egitto. Nel mio paese esisteva una cultura tollerante e cosmopolita anche rispetto all’Islam, poi con l’avvento dell’interpretazione wahabita della religione di Maometto, introdotta da Sadat per contrastare l’opposizione di Sinistra, sono venute l’intolleranza e l’ipocrisia che sono quanto di più lontano possa esserci dalla cultura egiziana.

Palazzo Yacoubian, romanzo scritto da Ala Al Aswani

Palazzo Yacoubian è uno dei libri più venduti in Egitto

Ritornando al suo libro, Zaki, l’unico che vive apertamente i propri desideri, soprattutto sessuali, viene umiliato. Hatim, innamorato di un ragazzo più giovane, muore ucciso dall’amante. Sembra rappresentarci un Egitto in cui la sessualità è ancora un peccato da espiare.

In realtà, storicamente parlando, la cultura araba è molto aperta nei confronti della sessualità. La nostra letteratura, come nella nostra poesia, c’è una rappresentazione molto intensa e avvincente del sesso. Purtroppo, come dicevo prima, l’interpretazione wahabita ha tentato di cancellare ogni riferimento al sesso, trasformando la donna in un mero oggetto di cui approfittare.

Come viene vissuta e percepita l’omosessualità in Egitto, anche alla luce dello scandalo di alcuni anni fa che vide i ragazzi gay che festeggiavano sulla “Love Boat”, incarcerati e condannati?

Quello della “Love Boat” fu un errore da parte delle autorità che ancora non riesco a spiegarmi. Culturalmente gli egiziani sono molto tolleranti nei confronti dell’omosessualità. L’abbiamo sempre accettata senza problemi. Molti poeti arabi, anche tra i più importanti, erano gay. Probabilmente non abbiamo l’idea occidentale dell’omosessualità come “diritto umano”, ma in fondo anche in occidente ci sono molti gay che ancora soffrono una condizione di discriminazione.

In quali stratificazioni sociali è più accettata e in quali deve esser celata?

In nessuna in particolare. Gli egiziani non giudicano le persone sulla base del loro orientamento sessuale.

Nel suo libro affronta anche il tema del martirio e del fanatismo islamico. Da cosa pensa che nasca e come crede possa essere sconfitto?

Il fanatismo religioso affonda le sue radici nell’esasperazione dei più giovani, nelle ingiustizie sociali, nella povertà, nella volontà di ribellarsi alla corruzione delle istituzioni. Solo con la democrazia sarà possibile sconfiggerlo.

Islam e democrazia possono trovare un punto di convergenza?

Sì, ma dipende dall’interpretazione che si da dell’Islam. Tutte le religioni, nessuna esclusa, se concepite nella loro versione integralista sono inconciliabili con la democrazia, e portano al disastro.

La figura della donna nel suo romanzo appare particolarmente sottomessa. Da noi si discute di velo o di integrazione. Quali possono essere le dicotomie per rendere anche le donne parte della società?

Nel mio paese ci sono state ministri, parlamentari e magistrati donna. Da questo punto di vista siamo in linea con l’Occidente.

Il Cairo in Egitto

Il Cairo

L’Egitto dei primi decenni del ‘900, quando Palazzo Yacoubian fu costruito, quello cosmopolita e occidentale era migliore di quello di adesso?

No. Seppure c’era uno spirito edonista e cosmopolita, bisognava far i conti con la dominazione inglese: allora la miseria era la regola per la quasi totalità degli egiziani.

E’ stato minacciato per quello che ha scritto?

Diciamo che ho i miei problemi con il governo egiziano, soprattutto dopo la pubblicazione del mio libro. Io sono un attivista politico ed è naturale che vogliano contrastarmi. Tuttavia i miei problemi sono ben poca cosa rispetto alle ritorsioni che hanno dovuto subire alcuni miei compagni. Inclusa la tortura.

Com’è la sua vita in Egitto?

Nient’affatto semplice. E non solo per me.  Qui la corruzione dilaga e oltre il 60% della popolazione è sotto la soglia di povertà. Molti vogliono fuggire da qui, cercare un posto dove vivere dignitosamente.

Magari potrebbe essere l’argomento del suo prossimo romanzo?

Lo è già. Ho finito di scrivere da poco il mio nuovo libro, che uscirà tra due mesi in lingua inglese e fra non molto anche in francese e italiano. Racconterà la storia di emigrati egiziani che vivono e studiano a Chicago, negli Stati Uniti.

Perché ha scelto Chicago come ambientazione?

Perché lì ho vissuto per tre anni, lavorando come dentista. Poi sono tornato nel paese che più amo: l’Egitto.

Christian Poccia

Articolo pubblicato su Babilonia Magazine a novembre 2007